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EX ILVA, LA REGIONE PUGLIA SI COSTITUISCE A MILANO, «NO ALLA CHIUSURA, SÌ ALLA DECARBONIZZAZIONE»

Decaro chiede ai giudici d’appello una decisione che tuteli salute, ambiente e lavoro. Attaccato dai Genitori tarantini: «Comportamento alla Ponzio Pilato». Aigi convoca i sindacati per i licenziamenti di 2.500 lavoratori
Anche la Regione Puglia si è costituita davanti alla Corte d’Appello di Milano in vista dell’udienza di domani, mercoledì 9 settembre, che dovrà decidere se sospendere il decreto con cui la stessa Corte, lo scorso 27 luglio, ha disposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. L’atto dell’Avvocatura regionale, presentato per conto del presidente Antonio Decaro attraverso gli avvocati Rossana Lanza e Anna Bucci, si aggiunge alle difese già depositate dagli undici cittadini di Taranto che avevano attivato l’azione da cui è scaturito il decreto di spegnimento degli impianti, previsto entro il 28 ottobre. Nella comparsa, la Regione rimette ai giudici milanesi «ogni valutazione e conseguente decisione che consenta la totale decarbonizzazione dell’impianto a tutela della salute, dell’ambiente e del diritto al lavoro».
Una mossa duramente contestata dai Genitori tarantini, il gruppo di cittadini promotore del ricorso originario: «Poche righe per rimettersi alle valutazioni della Corte, anziché opporsi vigorosamente con noi alla sospensione della sospensione cautelare», denuncia l’associazione, secondo cui il richiamo alla decarbonizzazione «nulla c’entra in questa fase». Il riferimento polemico è diretto a Decaro: «Sembra una giravolta inspiegabile, oppure un comportamento alla Ponzio Pilato. Potrà anche lavarsi le mani, ma deve sapere che l’acqua in cui le sciacquerà non è pura». L’associazione chiede al governatore di «mandare ancora i propri legali, come nella precedente udienza, a difendere le nostre ragioni».
Sul fronte occupazionale, l’associazione delle aziende dell’indotto ex Ilva (Aigi) ha convocato per giovedì 10 settembre i sindacati per discutere le procedure di licenziamento collettivo nei confronti di oltre 2.500 lavoratori di 28 aziende operanti nell’area a caldo, i cui contratti sono legati alla fermata di altiforni e acciaierie prevista entro fine ottobre. L’incontro arriva a valle del tavolo convocato per oggi, martedì 8, a Palazzo Chigi — tre appuntamenti separati tra governo, Regione Puglia ed enti locali di Taranto, associazioni d’impresa e sindacati — e dell’udienza di domani a Milano. Se lo stop all’area a caldo dovesse essere confermato, i licenziamenti nell’indotto potrebbero arrivare complessivamente a 10mila.