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LECCE, DIAGNOSI ERRATA, CHEMIOTERAPIA PER UN TUMORE INESISTENTE, MAXI RISARCIMENTO DA 1,3 MILIONI

Si chiude dopo molti anni una delle più gravi vicende di presunta malasanità nel Salento. Il Tribunale civile di Lecce ha condannato l’Asl Lecce e un oncologo al risarcimento di oltre un milione e 300 mila euro in favore dei familiari di una donna di Guagnano, deceduta nel 2009 dopo essere stata sottoposta a una lunga chemioterapia per un tumore che, in realtà, non aveva.
Secondo quanto accertato dai giudici, alla paziente era stato diagnosticato nel 2004 un tumore al fegato, poi rivelatosi un angioma benigno di grandi dimensioni. Per quasi tre anni la donna fu sottoposta a 57 somministrazioni di chemioterapia, una terapia ritenuta dalle consulenze tecniche del tutto inappropriata per la patologia da cui era realmente affetta.
La chemioterapia provocò l’insorgenza di una leucemia mieloide acuta. Solo in seguito, dopo ulteriori accertamenti eseguiti in un’altra struttura sanitaria e il trasferimento al Policlinico San Matteo di Pavia, emerse la diagnosi corretta e venne tentato anche un trapianto di midollo osseo, che però non riuscì a salvarle la vita. La donna morì nel febbraio 2009.
La vicenda si era già conclusa in sede penale con la condanna definitiva dell’oncologo per omicidio colposo. Ora è arrivata anche la sentenza civile che riconosce il diritto al risarcimento per il marito, i figli e gli altri familiari della vittima, ponendo a carico dell’Asl Lecce e del medico la responsabilità per il grave errore diagnostico che ha segnato tragicamente la vita della paziente e della sua famiglia.