PROCESSO PISICCHIO, LE INTERCETTAZIONI NON POTRANNO ESSERE USATE
Un provvedimento del Tribunale di Bari potrebbe incidere in modo significativo sul processo che vede imputati i fratelli Alfonsino ed Enzo Pisicchio. La Seconda sezione penale, presieduta da Battista, ha stabilito che le intercettazioni raccolte nell’inchiesta possono essere utilizzate soltanto per i reati per i quali erano state originariamente autorizzate.
La decisione esclude quindi l’impiego delle captazioni per contestare la corruzione relativa all’appalto da 5,5 milioni di euro per la gestione dei tributi minori del Comune di Bari. Il tribunale ha accolto l’eccezione sollevata dalla difesa di Enzo Pisicchio.
All’origine del procedimento c’è l’accusa secondo cui i fratelli Pisicchio avrebbero favorito un imprenditore: in cambio, per Enzo Pisicchio sarebbero arrivati denaro e favori, mentre per l’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio ci sarebbero state assunzioni.
L’indagine della Guardia di Finanza era partita nel settembre 2019 da un’ipotesi di truffa aggravata ai danni della Regione, poi archiviata. Nel gennaio 2020 la Procura aveva chiesto di estendere le intercettazioni alla nuova ipotesi di corruzione, ma il giudice per le indagini preliminari Ilaria Casu aveva negato l’autorizzazione. Secondo la ricostruzione, la normativa allora vigente non permetteva di usare le captazioni per contestazioni diverse da quelle originariamente autorizzate.
Il provvedimento rappresenta quindi un ostacolo per l’accusa nel processo che coinvolge dieci persone, tra cui i fratelli Pisicchio, l’imprenditore Giovanni Riefoli e l’allora dirigente comunale Francesco Catanese. La decisione riguarda però soltanto l’utilizzabilità delle intercettazioni per quella specifica contestazione