FOGGIA, LE INTERCETTAZIONI SVELANO LE STRATEGIE DEL CLAN FRANCAVILLA
Continuava a esercitare la propria influenza sul clan anche mentre si trovava agli arresti domiciliari. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare del gip di Bari, che ricostruisce il presunto ruolo di Antonello Francavilla, 49 anni, ritenuto ancora punto di riferimento dell’organizzazione mafiosa Sinesi-Francavilla.
Secondo l’accusa, il boss avrebbe impartito direttive al cugino Alessandro Moffa, indicando la necessità di raggiungere un’intesa tra i clan foggiani sul traffico di droga e sull’imposizione del cosiddetto “pizzo” agli spacciatori. L’obiettivo sarebbe stato quello di costringere chi vendeva stupefacenti a rifornirsi dai gruppi criminali locali oppure a versare una percentuale sui guadagni.
Le intercettazioni riportano anche presunti contatti con Raffaele Tolonese, ritenuto esponente del clan rivale, nell’ottica di trovare un accordo per la gestione del mercato degli stupefacenti. In un’altra conversazione, Moffa e Ivan Narciso avrebbero ipotizzato un sistema di riscossione di una quota fissa dagli spacciatori, lasciando a questi ultimi il rischio diretto delle attività di narcotraffico.
Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sono state arrestate sei persone già detenute per altri reati. Oltre ad Antonello Francavilla risultano coinvolti il fratello Emiliano, Alessandro Moffa, Ivan Narciso e Daniele Barbaro, accusati di associazione mafiosa. Il costruttore Antonio Fratianni è invece indagato per riciclaggio, con l’accusa di aver reinvestito nel settore edilizio circa 600 mila euro ritenuti di provenienza illecita.