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DECRETO SCUOLA, È SCONTRO SULL’INTEGRAZIONE

È bastato il via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto sulla scuola per riaccendere lo scontro politico sulle regole per gli studenti stranieri.

Il provvedimento introduce, nelle classi prime, un tetto del 30 per cento per gli studenti con cittadinanza non italiana che rientrano nelle categorie previste e presentano un percorso scolastico non sufficiente. Sono previste deroghe e un fondo da 17 milioni e mezzo di euro per potenziare l’insegnamento dell’italiano nelle scuole.

Il decreto vieta inoltre di indossare a scuola indumenti che impediscono di riconoscere il volto, come burqa e niqab, con multe da 200 a mille euro. Previsti anche corsi gratuiti di italiano per i genitori degli studenti con difficoltà linguistiche, con sanzioni in caso di mancata frequenza.

Il governo difende le nuove regole. Giorgia Meloni parla di misure di buon senso per favorire l’integrazione, evitare le cosiddette classi-ghetto e garantire agli studenti le stesse opportunità. Il ministro Giuseppe Valditara sottolinea invece l’importanza della conoscenza dell’italiano, mentre Matteo Salvini parla di una battaglia storica della Lega e di una promessa mantenuta.

Dura la reazione dell’opposizione. Elly Schlein accusa il governo di trasformare i bambini stranieri nel bersaglio di una battaglia ideologica e indica come priorità della scuola problemi come edilizia, precarietà e risorse. Critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle e da Riccardo Magi di +Europa, soprattutto per l’impostazione delle misure rivolte alle famiglie straniere.

Il decreto viene contestato anche dai sindacati. La Flc Cgil parla di un intervento propagandistico e denuncia problemi ancora irrisolti come salari e precariato. Critico anche DirigentiScuola, che solleva dubbi sull’applicazione delle nuove regole a anno scolastico già iniziato.

E il provvedimento divide persino la destra. Rossano Sasso, di Futuro Nazionale, condivide il tetto del 30 per cento e il divieto di burqa e niqab, ma chiede misure più incisive su Ramadan, attività religiose e simboli nelle scuole, criticando anche le risorse destinate all’italiano.

Il decreto apre così un confronto che riguarda scuola, integrazione e identità, con posizioni molto diverse anche all’interno degli stessi schieramenti.