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BACCUS, LA CASSAZIONE CHIUDE IL CASO, DEFINITIVE LE CONDANNE PER LANZA E ANTONIELLO

La Cassazione ha chiuso definitivamente il processo Baccus, confermando le condanne per usura nei confronti di Vito Bruno Lanza e Cesare Antoniello, due nomi storici della vecchia guardia della Società foggiana. Per Lanza, detto “u lepre”, la pena è di 2 anni e 8 mesi; per Antoniello, conosciuto come “Cesarone”, la condanna è a 5 anni e 6 mesi per usura e tentata estorsione. Il verdetto mette la parola fine a una vicenda giudiziaria lunga quattordici anni e legata all’inchiesta Baccus, scattata con il blitz dell’11 giugno 2012 e approdata nel tempo a un complesso iter di giudizi, tra assoluzioni, annullamenti e nuovo processo d’appello. In origine gli imputati erano accusati di prestiti a strozzo e di una maxi-frode su fatture e contributi, con una ventina di condanne già divenute definitive. Secondo l’accusa, Lanza avrebbe prestato 20 mila euro a ottobre 2008 e altri 10 mila a marzo 2009 applicando interessi mensili del 12%, mentre Antoniello avrebbe concesso in più tranche 85 mila euro pretendendo interessi usurari e arrivando anche a minacce. La fondazione antiusura Buon Samaritano si è costituita parte civile anche in Cassazione, sottolineando il valore della sentenza per le vittime dell’usura.