BRACCIANTE MORTO A PUTIGNANO, DATORE DI LAVORO AI DOMICILIARI
Una morte che poteva forse essere evitata e un presunto tentativo di nascondere quanto accaduto. Svolta nell’inchiesta sulla morte di Giuseppe Petramala, il bracciante di 35 anni originario del Cosentino, deceduto il 16 ottobre 2024 dopo un incidente nelle campagne tra Noci e Putignano. Il suo datore di lavoro, Giovanni Vito Campanella, 53 anni, è stato posto agli arresti domiciliari con le accuse di omicidio colposo e caporalato aggravati.
L’operazione è stata eseguita all’alba dai Carabinieri della Compagnia di Gioia del Colle, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla pm Ileana Ramundo e dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo l’incidente con il trattore durante la raccolta delle olive, l’imprenditore non avrebbe accompagnato subito il lavoratore in ospedale, ma lo avrebbe portato prima nella propria azienda e poi a casa, a Putignano. Il corpo sarebbe stato quindi spostato dal luogo dell’infortunio. Ai soccorritori, Petramala avrebbe riferito di essere caduto in casa, mentre il datore di lavoro avrebbe parlato di un incidente con il trattore. Per gli inquirenti, le versioni sarebbero state concordate. Il bracciante morì all’ospedale di Putignano, prima del trasferimento al Policlinico di Bari.
Le indagini avrebbero inoltre documentato condizioni di lavoro irregolari e pericolose: Petramala avrebbe lavorato senza contratto, copertura assicurativa e previdenziale, senza adeguata formazione e senza dispositivi di protezione. Secondo gli investigatori, guidava un trattore con scuotitore meccanico senza patente e lavorava fino a dodici ore al giorno per una paga di 50 euro, a fronte degli oltre 84 previsti dal contratto.