PUGLIA, ZES E TURISMO NON BASTANO. BORRI, L’INNOVAZIONE È ANCORA UN MIRAGGIO
La Puglia cresce, ma cresce davvero? È la domanda al centro dell’analisi dell’urbanista Dino Borri, pubblicata da Repubblica Bari, che mette in discussione il modello di sviluppo della Regione. Secondo Borri, la Zona economica speciale rischia di segnare «la fine della pianificazione»: un meccanismo che semplifica gli insediamenti produttivi, ma può indebolire le garanzie urbanistiche e ambientali.
Il turismo, altro pilastro della narrazione sulla crescita pugliese, viene descritto come un settore importante ma incapace, da solo, di generare cambiamento strutturale. Anche studi regionali avvertono che l’incremento turistico rischia di restare un limite se non è accompagnato da innovazione e attività ad alto valore aggiunto.
Il quadro è reso più critico dai dati sull’istruzione: in Puglia solo una quota limitata della popolazione è laureata e, secondo l’analisi, 43 persone su 100 si sono fermate alla licenza media. Un freno, sottolinea Borri, alla possibilità di costruire un’economia dell’innovazione.
Restano infine il consumo di suolo e la pressione edilizia: per l’urbanista, senza una pianificazione rigorosa la Puglia rischia di confondere l’occupazione del territorio con lo sviluppo.