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IMMIGRAZIONE CLANDESTINA A TARANTO, LE INTERCETTAZIONI, “TROPPI CONTROLLI, CI STANNO BLOCCANDO”

Si arricchisce di nuovi particolari l’inchiesta coordinata dalla Procura di Taranto e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di trenta misure cautelari in sette regioni italiane per un presunto sistema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Dalle intercettazioni emerge il malcontento degli indagati per il rafforzamento delle verifiche sui flussi migratori. In una conversazione captata dagli investigatori, uno degli indagati attribuisce le difficoltà operative all’aumento dei controlli voluti dal Governo, lamentando che le nuove procedure stavano rallentando e compromettendo il presunto meccanismo illecito.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione avrebbe sfruttato in maniera sistematica e fraudolenta il Decreto Flussi per favorire l’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh e India. Gli aspiranti lavoratori avrebbero pagato somme fino a 6.500 euro per ottenere richieste di assunzione fittizie e i conseguenti titoli di ingresso.
L’indagine, ancora nella fase preliminare, coinvolge professionisti, intermediari e imprenditori ritenuti dagli investigatori parte di una rete strutturata che avrebbe trasformato uno strumento pensato per regolare i flussi di lavoro in un canale di ingresso illegale. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario e per tutti vale il principio di presunzione di innocenza.