EX ILVA, LE COKERIE FERME DA GENNAIO, L’INDOTTO LANCIA L’ALLARME. «TARANTO RISCHIA DI DIVENTARE UNA NUOVA BAGNOLI»
È sempre più nera la crisi dello siderurgico ex Ilva di Taranto. I contraccolpi derivanti dallo stop delle cokerie, destinato a prolungarsi per diversi altri mesi, si riversano con forza sulle imprese appaltatrici. Alcune delle batterie del reparto cokerie — dove viene preparato il coke necessario agli altiforni — sono ferme da fine gennaio scorso. Avrebbero dovuto ripartire a maggio, consentendo alla fabbrica di riprendere la propria produzione interna. Invece il coke continua ad essere acquistato all’estero, e le imprese dell’appalto restano ferme.
Una delle più grosse del comparto, Semat Engineering, ha siglato l’accordo con i sindacati per la proroga della cassa integrazione fino a fine giugno 2027 per 213 dipendenti. L’azienda ha spiegato ai sindacati che con le batterie dell’ex Ilva ferme ha più di 110 persone inattive, pari al 50% della forza occupata.
È l’Aigi, l’associazione che riunisce la maggior parte delle imprese dell’appalto, a lanciare l’ennesimo grido d’allarme, interrogandosi su bonifiche, ambientalizzazione e risanamento: a che punto siamo? Secondo l’associazione Taranto si deindustrializza nel disinteresse generale e non procede spedita sul tema del risanamento, per la mancanza di programmazione, la carenza di fondi e una burocrazia che frena le opere di bonifica. Il messaggio è netto: senza un piano serio di bonifiche e senza un nuovo ecosistema produttivo, Taranto potrebbe diventare una seconda Bagnoli.